| Greenpeace. Hi-Tox! Un’indagine sulla raccolta dei rifiuti elettronici |
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Il presente rapporto di Greenpeace Italia nasce con l'idea di illustrare la situazione dei rifiuti tecnologici - Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (o RAEE) - nella nostra penisola e mettere in luce i nodi critici emersi durante lo studio. Scopo ultimo, quello di denunciare tutte le irregolarità riscontrate al fine di migliorare il sistema di gestione dei RAEE a tutela del nostro ecosistema e della nostra salute. La pericolosità di questi rifiuti, che contengono sostanze chimiche tossiche e materiali nocivi, e la loro continua crescita sono tali da rendere necessario un approccio davvero responsabile da parte di tutta la filiera: produttori, consumatori, amministratori pubblici e gestori ambientali. In particolare, oltre che sottolineare il forte ritardo con cui la normativa europea è stata recepita in Italia (e rispetto a cui manca ancora qualche importante tassello), questa indagine nasce con l'intento di fornire informazioni su un punto specifico del ciclo di gestione di questi rifiuti: la raccolta degli scarti tecnologici. A questo proposito, Greenpeace ha condotto una ricerca sul campo presso i Centri di Raccolta dei Rifiuti (CdR), grazie al contributo dei suoi volontari sul territorio. Tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 14 gruppi volontari di Greenpeace di 8 regioni, Lombardia, Veneto, Toscana, Abruzzo, Lazio, Campania, Sardegna e Sicilia, sono entrati in azione nei Centri di Raccolta di rifiuti per valutare il loro “Stato di salute” a distanza di un anno circa dall'entrata in vigore del decreto che regolamenta questi centri (D.M. 8 aprile 2008). A tale scopo è stata redatta una scheda di valutazione dei CdR, che tiene conto dei requisiti di tipo strutturale e gestionale dettati dal decreto stesso.In totale, sono state prodotte 50 schede di valutazione dei CdR in Italia a cui si aggiungono ulteriori dodici sopralluoghi in altre aree preposte in teoria alla raccolta dei rifiuti ma dove, per svariate ragioni, non è stato possibile compilare la scheda (il centro non esiste, oppure l'indirizzo è sbagliato). Dai risultati emerge come ci siano imperfezioni e note critiche nella gran parte dei Centri di Raccolta dei Rifiuti visitati da Greenpeace. Lo “stato di salute” di questi centri è criticabile in quasi tutta la penisola, anche se nel Nord le condizioni risultano generalmente migliori di quelle in cui versano le aree di raccolta del centro-sud Italia, sia da un punto di vista strutturale che gestionale. Oltre il 40% dei centri visitati da Greenpeace è stato valutato negativamente, non avendo gran parte dei requisiti di legge. Solo un 20% è risultato positivo al sopralluogo e fra questi tre centri su otto schedati in Lombardia, tre aree di raccolta su sei della Toscana, due CdR su cinque in Sardegna, uno su dodici centri visitati in Sicilia e un CdR su otto in Campania. I nostri risultati dimostrano che c'e' ancora molta strada da fare, perlomeno in questo punto della catena di gestione dei rifiuti elettronici particolarmente vicino ai cittadini. A ogni consumatore, infatti, è richiesta l'adozione di comportamenti responsabili, ma come dimostrano i risultati di questa ricerca non sempre ciò è possibile a causa dell'inefficienza del sistema in atto. Se un cittadino ha bisogno di smaltire un prodotto hi-tech, per esempio una TV o un PC rotto, è tenuto a farlo in maniera differenziata. In teoria lo può consegnare ai Centri di Raccolta dei Rifiuti (comunali o privati) oppure portare a un negoziante (distributore) nel caso di acquisto di un nuovo articolo simile. Due percorsi, come vedremo nel rapporto, che ancor oggi sono difficili - se non impossibili - da intraprendere. In caso di acquisto di un articolo nuovo, infatti, non sono ancora entrate in vigore alcune semplificazioni che agevoleranno i negozianti a fornire tale servizio. La consegna gratuita presso i Centri adibiti a raccogliere questi rifiuti,invece, non è sempre consentita per la difficoltà a raggiungere questi centri, talora indicati laddove addirittura non esistono, a volte trovati abbandonati, o in condizioni di gestione pessima, tale da mettere a rischio il territorio che lo ospita. Scarica l'intero documento INDAGINEgREENPEACE.pdf 3 Mb |





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